Cucciolo per ricordare

"…di quanto poco resta traccia!.
Tante cose accadono senza che nessuno se ne accorga né le ricordi. Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, […] Tutto si dimentica o va perduto, […] quanto poco rimane di ogni individuo, di quanto poco vi è testimonianza e di quel poco che rimane tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo soltanto una parte minima, e per poco tempo, la memoria individuale non si trasmette e non interessa chi la riceve, il quale plasma e possiede la sua propria memoria".
          "Domani nella battaglia pensa a me" Javier Marias, -
           (Ed.Einaudi 1994, p.198)

 

L’obiettivo del laboratorio autobiografico riguarda la proposta di un’attività all’interno della riabilitazione psichiatrica e non solo, che invita il paziente a restare in contatto con se stesso in maniera relazionale. Si tratta di un’esperienza basata sul riconoscimento che viene ricevuto e dato, l’obiettivo è quindi quello di sentirsi accolto con la propria storia, essendo messo in condizione di accogliere la storia degli altri. Il racconto come esperienza emotiva che ri-lega agli eventi anche traumatici della propria vita, ma che comunque opera un’emozione che ha il potere, con il suo calore di rivitalizzare un momento di sofferenza, di distacco da sé, di freddezza.


"CUCCIOLO PER RICORDARE"

RESTITUZIONE DEL LABORATORIO AUTOBIOGRAFICO

Dott.sa Bianca Pananti, Dott. Massimo de Micco, Dott. David Pasqualetti

II progetto si è svolto all'interno del Centro diurno psichiatrico "Bussilis" appartenente al M.O.M S.M.A. del Quartiere 4 di Firenze. L'intervento ha coinciso con l'apertura del centro e si è inserito nella programmazione delle attività.

L'obbiettivo principale era proporre un momento di riflessione attraverso strumenti autobiografici per integrare il tipo di lavoro sulla biografia che solitamente si svolge nei contesti educativo-terapeutici in ambito psichiatrico.
Il nostro approccio all'autobiografia in questo contesto era volto a stimolare e a recuperare il gusto della narrazione di sé. Molto spesso infatti questi pazienti sono abituati a raccontarsi esclusivamente dal punto di vista della "malattia" con questo nostro intervento abbiamo cercato di allargare la narrazione ad altri nuclei della personalità e della propria storia di vita cercando di offrire una nuova integrazione tra questi elementi capace di offrire una prospettiva diversa di accesso a sé stessi, portatore di un valore, riconosciuto e restituito.
Abbiamo articolato il nostro intervento in una serie di incontri di gruppo alternati a interviste individuali. Ciascun incontro era seguito da un momento di riflessione fra noi operatori sullo svolgimento del lavoro.
Durante il primo incontro ai partecipanti veniva chiesto di ricordare i giochi che si facevano durante l'infanzia. Le esperienze ludiche infantili sono riconducibili a sentimenti emozionali positivi che ricordano vissuti di gioia; in tal modo vengono finalmente messe in luce esperienze non legate a situazioni di malattia. Abbiamo strutturato l'incontro nel modo seguente:

Questi esempi lasciavano trasparire l'importanza della fantasia e delle variegate emozioni che si associano al gioco. La narrazione del gioco attraverso l'attività del photo collage ha creato un'atmosfera empatica e di ascolto attivo che ha favorito la partecipazione di tutti in un clima di sospensione del giudizio, libero e accogliente, che ha permesso l'emersione di ricordi, anche quelli emotivamente più coinvolgenti e dolorosi.
Il secondo incontro è stato proposto "il gioco dei pescatori", un gioco da tavoliere che ha due fasi, la prima prettamente ludica un cui si smistano carte e dadi e la seconda autobiografica, in cui ogni giocatore partendo dalle carte che ha in mano e dalle informazioni in esse contenute racconta episodi della propria vita passata ascoltando gli altri quando arrivava il loro turno. Al gioco hanno partecipato anche gli operatori del centro. In questo incontro abbiamo potuto osservare una maggiore facilità al racconto e alla narrazione di sé mostrando altresì interesse ai racconti altrui, capaci di rievocare altrettanti episodi significativi condivisi.
Successivamente sono seguiti un ciclo di tre incontri individuali in cui l'operatore raccoglieva ed integrava l'autobiografia dell'utente. Per permettere questo veniva proposta un'intervista semistrutturata che si riferiva a vari punti chiave della storia di vita di ogni individuo che rappresentava la base da cui sviluppare ulteriori integrazioni narrative. Al secondo incontro l'operatore aveva raccolto e riorganizzato quanto emerso dal primo incontro . Questo lavoro veniva ripresentato all'utente il quale poteva introdurre nuove elementi o modificare quanto emerso, l'operatore era già in questa fase sensibile all'effetto emotivo e alle ripercussioni cognitive (organizzazione del ricordo, percezione del presente, progettazione del futuro): La verità di cui è madre la storia, emula del tempo, testimone del passato, avvertimento per l'avvenire "Miguel Cervantes y Saavedra. Quanto emerso dal primo e dal secondo incontro veniva nuovamente organizzato dall'operatore sottoforma di un libro. La redazione dei capitoli e dei paragrafi e delle immagini erano condivisi con gli utenti. Nella trascrizione dei racconti autobiografici abbiamo cercato di mantenere le caratteristiche del linguaggio parlato del narratore, in quanto parte integrante della propria personalità.
Il terzo incontro individuale era finalizzato alla rilettura e restituzione del libro. In questo incontro si sono verificati importanti riorganizzazioni di sé e presa di coscienza da parte dell'utente della propria vita, in senso globale Non avevo mai visto la mia vita tutta insieme...è meraviglioso!!V.. Non era possibile raggiunger questo obiettivo senza un impegno attivo dell'utente, impegno che talvolta necessitava di un notevole sforzo narrativo. Il compito era quindi impegnativo e la nostra attenzione è andata, oltre che a stimolarlo, a creare le condizioni di sicurezza e di supporto in cui questo poteva essere portato a termine: Non avrei mai creduto di farcela" S. Durante l'incontro finale e conclusivo di gruppo abbiamo sperimentato un gioco autobiografico nuovo, le cui regole sono state ricavate dal romanzo "L'inventore di giochi" di Pablo De Santis e adattate al contesto.
Prima di giocare, abbiamo lavorato alla costruzione del tavoliere, in questo modo: ciascuno, a partire dalla propria biografia, traccia su un cartoncino colorato quadrato una linea con un gessetto: è la linea della vita.
Successivamente i disegni vengono confrontati, per realizzare una sintesi che tenga conto di tutte le esperienze. In quel contesto ci è sembrato fattibile unire i cartoncini a formare un anello, una sorta di "gioco dell'oca" dove ogni disegno è una casella, su cui ci si può muovere con dadi e pedoni.
Distribuiti i pedoni secondo il gusto dei partecipanti, abbiamo iniziato il primo giro rispettando alcune semplici regole: si tira un dado e si avanza di tante caselle quanti sono i punti della faccia superiore, partendo dalle caselle che ciascuno ha disegnato. Arrivati sulla casella indicata dai dadi, si fa un disegno avendo in mente qualcosa che desideriamo per il nostro futuro e, a voce, se ne spiega il senso agli altri.
Il secondo giro prevede che chi cade su una casella già disegnata aggiunga dei particolari o delle modifiche al disegno che trova, spiegando come lui intende quella cosa per sé, per il proprio futuro. Così anche il terzo giro.
Complessivamente la sensazione è stata di grande immedesimazione nel gioco, che permette di confrontarsi con aspettative, resistenze e progetti, tenendo conto della presenza degli altri come interlocutori e come portatori di desideri e speranze in parte sovrapponibili e in parte differenti.
Si è instaurato un dialogo tra giocatori e anche tra ogni giocatore e se stesso, al termine del quale le scelte per il futuro apparivano meno generiche e banali, cioè più complesse, ragionate e sofferte, mantenendo però un clima di serenità come nota di fondo della conclusione di questo percorso.
Prima di concludere l'incontro abbiamo consegnato ai partecipanti la loro autobiografia rilegata, con le immagini e la copertina che avevano scelto.