Cucciolo al Fantafondo

Abstract

 Il focus del progetto si concentra sul riconoscimento, la gestione e la successiva integrazione nella vita di tutti i giorni delle EMOZIONI.

 Metodo:
Dieci incontri di due ore con circa dieci ragazzi dai dieci ai tredici anni, con cadenza settimanale. Due incontri preliminari saranno dedicati alla formazione degli operatori del Fantafondo sui temi proposti
Attraverso la proiezione di spezzoni del film "Harry Potter e la pietra filosofale", della durata di circa 15/20 minuti, si offrirà la possibilità, nei primi sette incontri con i ragazzi, di reinterpretare i brani tematici proposti mettendo in scena uno psicodramma in cui i ragazzi saranno liberi di esprimere la propria creatività in forma ludica e teatrale. Le scene del film sono scelte in base a quattro temi emotivi prestabiliti:

 SOLITUDINE - EMARGINAZIONE
 LA CHIAMATA - LA FIDUCIA IN SÉ
 LA FORESTA PROIBITA - LA PAURA
 LO SPECCHIO DEI DESIDERI  -  LA CONSAPEVOLEZZA

 La scelta del film “Harry Potter e la pietra filosofale” ha lo scopo di offrire una dimensione simbolica delle varie problematiche riguardanti l’arco della vita e nello specifico dell’età adolescenziale e giovanile,in modo tale da creare attraverso il lavoro in gruppo un ingresso verso uno spazio emozionato, extra-ordinario.

Operatori: Dott. Riccardo Fantechi, Mariangela Martire, Dott.ssa Alessandra Schiavon, Eleonora Sibilia.

(Realizzato in collaborazione con il Consiglio di Quartiere 2 e ARCA coop sociale)

Progetto finanziato e realizzato


Premessa teorica

 Riconoscendo che l’uomo contemporaneo usa in prevalenza linguaggi e categorie che gli impediscono di ritrovare e rinnovare un rapporto fecondo con la complessità del mondo che lo circonda, ci prefiggiamo in primo luogo di sviluppare l’attitudine dell’essere umano a leggere la realtà per mezzo del linguaggio immaginativo e simbolico, in modo da rendere possibile la comunicazione e la relazione fra coscienza individuale, realtà e mistero, e permettere all’individuo la ricerca di un senso e di un fine attraverso percorsi interiori. Noi pensiamo che questo processo possa operare una trasformazione profonda dell’orientamento individuale e collettivo.

La nozione di " base poetica della mente", che a noi sembra particolarmente feconda (e che si ritrova trattata in modo esteso in Hillman, Re-visione della psicologia, 1975, p.XI), insiste sul rapporto intrinseco tra psicologia e immaginazione culturale e su come questo rapporto sia richiesto dalla natura stessa della mente, che ha sempre manifestato in tutte le sue attività la necessità di esprimersi immaginativamente in modo complesso, pieno e libero; la mente è originariamente poetica e la coscienza ne è un’elaborazione successiva, sempre a partire da una base primitiva.

Questo tipo di psicologia "non ha il suo inizio nella fisiologia del cervello o nella struttura del linguaggio o nell’organizzazione della società e nemmeno nell’analisi del comportamento, ma nei processi dell’immaginazione".

(Hillman, op .cit., p.XI)

Per questa nostra storia e per la formazione di alcuni di noi il progetto al Fantafondo si è presentato come un esito naturale, anche perché siamo convinti che la psicologia debba uscire dai propri santuari e riallacciare un dialogo con le altre discipline e con la società.

E’ nato così il progetto “Cucciolo al Fantafondo” che si compone di 10 incontri di due ore ciascuno.

Nel termine in-contro convivono   due opposti   sensi:   il senso comune del  riunirsi, dell'entrare in contatto ed in comunicazione, del porre fine alla distanza che separa;  ed il senso, meno palese ma altrettanto inequivocabile, del contro, dell’opposto, dell' altro da sé, che di questa distanza è la radice e l'essenza.

Lo scopo paradossale dell'in-contro  è quello di tenere insieme e di salvaguardare la pluralità.

Tenere insieme e mantenere, anzi curare, la diversità,  questo è l'atteggiamento alla base di ogni autentica possibilità di relazione e di comunicazione individuale e sociale, che rispetti anche le esigenze di un percorso creativo personale.

Prendere atto della situazione per quella che è, vuol dire abbandonare ogni sterile,  per  quanto  ben  intenzionato, tentativo di immedesimazione, di annullamento della distanza e della differenza: significa accettare il dato di fatto, immodificabile almeno nell'immediato, di due realtà separate.

Così abbiamo pensato che il cinema, con il suo impatto emotivo, potesse fornire l’occasione per la costituzione di uno spazio, immaginario e comune, di esperienze e di scambio, una sorta di  luogo d'incontro neutrale, di  terra di tutti perché il cinema, che è arte della narrazione per immagini, ha una straordinaria capacità di evocare, per empatia simbolica, sia  quelle preziose esperienze individuali conservate nel ricordo, sia quegli orizzonti esistenziali inediti e potenziali che, superando la parzialità e la finitezza della realtà presente, si aprono a prospettive ulteriori.

 

IL PROGETTO – CUCCIOLO AL FANTAFONDO

 

Tenendo ben presente quanto premesso, abbiamo pensato che il film più attuale con cui potevamo costruire questo percorso fosse “Harry Potter e la Pietra Filosofale”. Il film attraverso il racconto della storia “reale” di questo giovane offre la possibilità di decifrare buona parte di quelle problematiche riguardanti l’arco della vita,  su un piano simbolico.

Oltre ai dieci incontri previsti ne sono stati aggiunti altri due preliminari che, tenuti dal Dott. Antonio Tirinato e rivolti agli operatori, avevano lo scopo di spiegare l’ottica interpretativa in cui si sarebbe mosso il progetto. I temi hanno riguardato: la dimensione simbolica dimenticata, la chiamata, l’iniziazione ed il percorso di individuazione, la via delle prove.

 

1° INCONTRO

Solitudine – Emarginazione - La storia del bambino sopravvissuto.

Essere maghi o babbani - lettura pag. 5 del 1° libro di Harry Potter.

o       “Perché il babbano tende ad emarginare il diverso?

(la diversità è anche un valore, il creativo)”

o       “L’atto magico può essere considerato atto creativo?”

Proiezione anello filmico: Harry nel sottoscala

DISCUSSIONE:

o       ”Quando vi sentite dentro un sottoscala?”

o       “Essere maghi o babbani  Perché Harry viene emarginato?”

SCRIVERE IL RACCONTO :”Mi sento nel sottoscala quando….”

2° INCONTRO - RIFLESSIONE

Rappresentazione in scena di tutti i racconti

o       Trovare ascolto

o       Fiducia in sé

o       Sentire la chiamata

 

3° INCONTRO - LA FIDUCIA IN SÉ - LA CHIAMATA

Proiezione dell’anello filmico: Arrivano le lettere.

DISCUSSIONE:

o       Predisposizione interiore ad una vocazione

o       Incamminarsi verso un itinerario personale

o       Chiamata ad una responsabilità disciplinata, con delle regole

Proiezione dell’anello filmico: Il binario 9 e ¾ .

o       Credere in se stessi

o       Accettare delle regole perché la magia possa funzionare

o       Anche il doppiaggio finale, come il teatro è disciplina con delle regole precise.

Scrivere  un racconto su: Quella volta che ho affrontato il mio binario 9 e ¾….

 

4° INCONTRO - RIFLESSIONE

DRAMMATIZZAZIONE: Un’altra volta Harry si ritrova in un mondo di solitudine: Hagrid non c’è più e si ritrova solo con un biglietto per un treno che parte dal  binario  9 ¾….:

o       “Quante volte nella mia vita mi sono ritrovato in questa situazione?…”

 

5° INCONTRO - LA FORESTA PROIBITA - LA PAURA

Proiezione dell’anello filmico: La foresta proibita

o       Alla foresta ci si arriva come punizione per avere trasgredito a delle regole: “Se sei abbastanza grande per trasgredire sei abbastanza maturo per affrontare la paura,  il mistero, la responsabilità di crescere”.

DISCUSSIONE: “Di fronte ad un divieto, quando sei riuscito a farlo diventare un valore per te?”

Scrivere  un racconto su: La paura….il mistero…

 

6° INCONTRO - RIFLESSIONE

DRAMMATIZZAZIONE: La foresta proibita

 

7° INCONTRO - LO SPECCHIO DEI DESIDERI - LA CONSAPEVOLEZZA

Proiezione dell’anello filmico: Lo specchio delle brame

DISCUSSIONE:   “Lo specchio porta consapevolezza…”

Scrivere  un racconto su:  “…allo specchio…”

Questi sette incontri sono stati articolati dalla proiezione di selezioni tematiche dal film “Harry Potter e la pietra filosofale” alla reinterpretazione ludica, psicodrammatica e grafica di tali scene mettendo in grado i ragazzi in tal modo di esprimere liberamente la propria creatività.

 

8°, 9° e 10° INCONTRO

sono stati dedicati al doppiaggio e possibile riscrittura degli anelli filmici già presentati durante il corso.

Il lavoro al doppiaggio è un lavoro complesso ed accurato di rifinitura e rilettura delle emozioni che, emerse durante i primi sette incontri, vengono adesso ricomposte ed in qualche modo riordinate dal lavoro alla consolle del doppiaggio

Da tempo riteniamo che vi sia una ricezione passiva del messaggio televisivo e poche possibilità, per il bambino che guarda film o cartoni animati, di sviluppare spirito critico e competenza sociale.

Da qui è nata l’idea di far doppiare al Fantafondo, all’interno del percorso su Harry Potter, alcuni anelli filmici affrontati direttamente ed indirettamente durante il corso.

Questi ragazzi hanno vissuto un’esperienza importante sia sul piano psicologico che pedagogico; hanno dovuto trovare sicurezza di sé nel parlare al microfono, nel parlare in sincronia coordinandosi coi movimenti labiali sullo schermo (pensiamo all’utilità di questo per la prevenzione e la terapia della dislessia), nel parlare in armonia, nel rispetto dei tempi; insieme ad altri nel gruppo si sono impadroniti dei dialoghi e sono diventati infine protagonisti attivi di una storia che ha le loro voci.

 

 Dobbiamo ringraziare la A.N.C.A.M. - VOX VIDEO per la disponibilità avuta e per aver messo a disposizione la propria sala di registrazione.

 

È possibile anche consultare le osservazioni fatte dagli operatori durante gli incontri.

 

1° Incontro al Fantafondo.doc

 2° Incontro al Fantafondo.doc

 3° Incontro al Fantafondo.doc

4° incontro al Fantafondo.doc

5° incontro al Fantafondo.doc

6° incontro al Fantafondo.doc

7° incontro al Fantafondo.doc

 

 

ALCUNI PENSIERI CONCLUSIVI:

 È così che  il cinema rende, e ha reso anche a noi,  possibile la creazione di un punto d'incontro, di un luogo accomunante che tutti possono abitare, perché esso, pur  situandosi al di là della realtà particolare di ciascuno, accoglie una  trama di significati simbolici che a tutti può parlare.

Il film è stato il luogo dell'incontro, ed il veicolo attraverso il quale ognuno ha potuto, almeno in parte, trascendere psicologicamente ed emotivamente i confini personali dietro ai quali  l'Io di ciascuno tende ad isolarsi quando teme quell’esperienza potenzialmente tragica che è il contatto con l’ altro da sé. E questo trascendimento ha ottenuto l'effetto di aprire almeno una falla temporale, forse solo per lo spazio e il tempo sufficienti ad un cenno, probabilmente un'inezia sul piano oggettivo, ma che per noi ha rappresentato un grande valore interiore.

E’ stato perciò possibile parlare dei temi proposti (la solitudine, l’emarginazione, la paura e la consapevolezza) in maniera meno astratta, potremmo dire appunto più umana, come di qualcosa che riguarda tutti, che ci riguarda, nonostante e oltre le nostre differenze. E quando l'in-contro  avviene, anche se solo per pochi momenti, e noi siamo certi di esserci incontrati, si genera un'apertura attraverso la quale si fa strada la concreta percezione delle risorse vitali  e trasformative contenute nell'interiorità e nell'immaginario di ognuno di noi, risorse personali e potenziali che nessuna condizione oggettiva, per quanto gravosa, può cancellare del tutto.

Per questo l'incontro diventa un'occasione di comunicazione e di scambio che potrebbe portare alla coscienza di tutti inedite prospettive esistenziali.

Per quanto riguarda, in particolare, il Fantafondo questo è un luogo inserito in una situazione ambientale ad alto rischio di disadattamento e marginalità. Per i ragazzi che abitano in quella zona e che vivono in un deserto di emozioni indifferenziate il rischio che si corre è di fare del Fantafondo un centro assistenziale e non un centro di ascolto delle loro esigenze e prerogative personali.

L’obiettivo che abbiamo perseguito è quello di raggiungere una maggiore integrazione del gruppo di lavoro ed una necessaria consapevolezza del ruolo degli educatori responsabili dell’ascolto dei ragazzi frequentanti; e contemporaneamente una più intensa e profonda intesa sulla possibilità di costruire un’area dove accogliere lo sviluppo delle potenzialità sociali e dell’intelligenza creativa dei ragazzi con i quali abbiamo lavorato.

 

Nello sforzo di rendere più completa la restituzione di questo progetto sperimentale scriviamo di seguito le relazioni finali degli operatori che a nostro giudizio rispecchiano, nella loro originale lettura, modi di interpretare questa esperienza complessa e variegata che ha avuto sia per i ragazzi partecipanti che per gli operatori un grande valore di crescita individuale.

 

1° Relazione

Le resistenze di struttura:

Il setting del progetto ha la funzione di contenitore, holding, contesto di un processo di trasformazione dove avviene il passaggio dal reale all'immaginario, al simbolico. Le resistenze di struttura bloccano questo passaggio, la comunità vive la struttura (il Fantafondo) o aspetti legati ad essa come aspetti più o meno insormontabili.

Le resistenze di contenuto:

Il contenuto è il magma psicologico del progetto, è in qualche modo il cemento aggregante come ideologia inconscia e contemporaneamente il risultato dell' interazione tra la struttura e il processo del gruppo. Il contenuto risponde ad alcune caratteristiche dinamiche, le resistenze di contenuto costituiscono un contesto generale e diffuso con tendenza al non cambiamento, all’investimento in un'ideologia senza significato evolutivo; sono un insieme di sedimenti e scarti che a causa della dinamica intrinseca al gruppo diventano un tutto maggiore e diverso dalla somma delle parti (per esempio "non ce la faremo mai a cambiare" etc...).

Le resistenze di processo:

Schematicamente il lavoro psicologico prevede che i processi legati all'individuo e i suoi risvolti di appartenenza (chi sono io, chi è come me, a chi appartengo) debbano trasformarsi in un processo di relazione e comunicazione in uno spazio di cambiamento che non attacchi l'identità del singolo e del gruppo. Le diverse configurazioni che si oppongono a questa trasformazione sono le resistenze di processo. Alcuni punti di riferimento sono:

Proprio per questi motivi nel processo di traslazione e di ricostruzione di una nuova storia del gruppo le resistenze hanno inciso come ostacoli più o meno difficili da superare durante l' evolversi del processo.

 

 

2° Relazione

 Passando via via sempre più dal generale al particolare e cercando di riordinare le idee per scrivere una sorta di pensiero conclusivo sull’esperienza al Fantafondo, ci è tornato alla mente un articolo di Stefano Bolognini dal titolo “Il bar nel deserto”…

Iniziamo dall’articolo, di cui segue qui un estratto:

 

“Proprio nel trattamento di adolescenti “difficili”, mi è venuta in mente molte volte l’atmosfera di certi bar che si vedono nei film on the road degli anni ’70: quando i protagonisti (perlopiù giovani “alternativi”, in moto o con vecchie automobili, in una dimensione senza tempo) attraversano sterminati deserti nordamericani, e nei posti veramente più impensabili trovano una baracca di legno, che è un bar, dove capita chi capita.

Sono degli imprevisti punti di riferimento, dove di solito c’è un barista che ha la caratteristica –sul piano psicologico- di mostrare di non meravigliarsi di niente: è “uno che sta lì”, che vede passare i personaggi più diversi, e che non si scompone più di tanto quando le persone che entrano nel locale gli scaricano sul bancone le più strane porzioni di umanità.

Questo tipo di barista ha la porta sempre aperta, e spesso gli capita che i personaggi del film ripassino più volte per di lì.

Si alternano situazioni di vario genere: incontri, risse, atmosfere persecutorie, qualcuno che è inseguito, che è ricercato o che a sua volta è alla ricerca di qualcuno, e così via; ma il barista rimane un punto fermo, tiene aperto il suo chiosco nel deserto, ed è riservato ma disponibile.”

 

Anche se al Fantafondo più che adolescenti abbiamo incontrato preadolescenti, ed anche se certo non eravamo lì per offrire un servizio di “trattamento analitico”, siamo stati per certi versi dei “baristi nel deserto” per questi ragazzi.

Abbiamo cercato, per diverse settimane, di essere qualcosa di semplice (ma non sempre facile) e al contempo prezioso, così come sono stati preziosi, per tutti noi, questi ragazzi e i momenti passati con loro.

Abbiamo vissuto anche noi situazioni di vario genere: ci sono stati abbandoni, ritorni e nuovi arrivi sino alla fine; non è andata sempre come pensavamo e non sono mancate inattese incomprensioni con gli operatori del posto, la cui mancata collaborazione ci ha sicuramente messo un po’ in difficoltà, se non altro all’inizio…

Ma alla fine è stata una bella ed utile esperienza, per tutti quelli che si sono impegnati a viverla.

Sempre prendendo spunto dall’articolo di Bolognini, potremmo anche dire che siamo anche riusciti a non essere un “Mc Donalds” che invece “…realizza la fantasia di “ristorazione narcisistica” con un cibo uniformato, prodotto a catena e senza storia, fornito da altri “se stessi” gemellari vestiti tutti uguali, con una uniforme vivacemente colorata che deve segnalare spensieratezza, allegria e assenza di legami famigliari…”.

Certamente noi non eravamo “vestiti” tutti uguali!

Le modalità di ognuno di noi erano piuttosto diverse sul campo, ma proprio le nostre differenze individuali hanno però anche giocato a favore del gruppo e del percorso che facevamo assieme. Non si possono negare le difficoltà che ci sono state, anche per queste nostre differenze, a livello soggettivo o nella parte preparatoria del progetto, ma pensando ai tantissimi aspetti pionieristici di questa avventura, ci sembra giusto riconoscerci il merito di aver saputo accogliere e rendere funzionali sia le nostre differenze /diversità/ singolarità che quelle dei ragazzi.

Allo stesso tempo siamo riusciti a portare qualcosa che nulla ha a che fare con l’animazione, cosa che potrebbe sembrare facile, anzi, ovvia, ma che non lo è poi così tanto nel momento in cui si lavora sulla relazione con dei ragazzini o bambini, all’interno di un setting così estremamente flessibile e con modalità così nuove; ed è in questo modo che siamo riusciti ad essere “baristi” e a non confonderci e quindi confondere i nostri “clienti”.

Abbiamo cercato di mettere le nostre storie a disposizione di questo progetto, cercando e trovando (non senza difficoltà) parte di esse nella “grande storia” che faceva da filo conduttore ai nostri incontri, e vogliamo credere che almeno per qualcuno dei ragazzi questo abbia permesso di guardare alla sua storia in maniera magicamente nuova.

 

3° Relazione

 

Entrando al Fantafondo abbiamo lavorato molto sul simbolo, prendendo come colonna portante dei nostri incontri il percorso iniziatico di Harry alla magia.

Magia intesa come possibilità di utilizzare una nuova dimensione, basata sull'ascolto di se stessi e anche degli altri, di presa di contatto con le proprie emozioni, di rispetto reciproco. Magia come possibilità di sperimentare uno stato felice.

Osservando le dinamiche relazionali fra i ragazzi è evidente un'incapacità di entrare profondamente in relazione gli uni con gli altri. Regna un caos che impedisce un ascolto reciproco, la possibilità di darsi spazio  vicendevolmente, di entrare in sintonia fra di loro.

Attraverso lo strumento creativo abbiamo cercato di sciogliere alcuni nodi, di comunicare ai ragazzi che è possibile entrare in una dimensione magica che consente un ascolto diverso e più profondo di se stessi, e di conseguenza altre modalità di relazione con gli altri.

E' stato faticoso portare i ragazzi ad utilizzare la loro creatività, abbiamo già sottolineato le diverse resistenze incontrate...

La cosa più difficile è stata spesso mantenere l'ascolto; ad esso infatti  si alternavano momenti in cui i ragazzi si parlavano addosso, si prendevano in giro, sembravano snobbare quello che stavamo facendo.

Frequente era un atteggiamento di sfida, un tentativo di nascondere le proprie paure indossando la corazza del più forte e inattaccabile.

E poi c'erano dei momenti in cui si percepiva un'energia nuova, delle vibrazioni che rompevano questo tipo di dinamiche, la creatività prendeva corpo, e la corazza diventava meno pesante, talvolta quasi impercettibile.

E' stato come se si fosse aperta una nuova porta, un nuovo canale di comunicazione con il quale lavorare.

Crediamo sarà fondamentale ripartire da quello, potenziare questo aspetto creativo e magico, creare una continuità relazionale con questi ragazzi, non  lasciare che i dieci incontro al Fantafondo siano stati solo una bella  esperienza e poi...arrivederci e grazie!

Pensiamo che dentro ognuno di loro sia presente uno spazio magico, che se ne sta in un angolino, al quale non sono abituati a dare ascolto, uno spazio in cui è presente una forza creatrice di amore, capace di rompere dei circoli viziosi consolidati, una creatività che può essere espressa.

La nostra relazione con loro può aiutarli a far si che il loro spazio magico esca dall'angolino e diventi una parte integrante e importante delle loro esistenze.