Classe Novecento

La “vita” degli anziani per il “futuro” dei giovani


Presentazione PPS


Premessa teorica

Spesso si sente dire che la persona, dopo il periodo della piena maturità, a poco a poco regredisce verso i comportamenti tipici dell’infanzia. Chi paragona l’anziano al bambino a volte lo fa “con animo benevolo, cioè con l’intenzione di capire e di aiutare; altre volte, invece, il confronto nasce dalla convinzione che la terza età sia soltanto da compatire e da sopportare” (Spini, 2002).
In realtà, gli anziani sono ben lungi da essere una categoria omogenea, come gli individui di tutte le età, non possono essere considerati uguali: la “vecchiaia” è sicuramente una transizione lunga e complessa, nella quale intervengono, con una pluralità di percorsi, fattori biologici, sociali e psicologici, che non possono essere descritti dal semplice dato anagrafico.
Purtroppo, la rappresentazione sociale più elementare e comunemente diffusa della terza età è associata all’idea di un generale decadimento fisico, psichico e sociale. A ciò si aggiunge troppo spesso l’immagine, fortemente stereotipata e tipicamente “moderna”, di un individuo inutile e non più produttivo: il ruolo dell’anziano, in quest’ottica, diviene così marginale per la società contemporanea. Tamanza, 2001).
Un incontro positivo tra due generazioni differenti, l’una all’inizio del cammino della vita, l’altra ormai verso il tramonto dell’esistenza, offre molte possibilità: da un lato un ruolo attivo e di soddisfazione per gli anziani stessi, dall’altro un momento importante nello sviluppo psichico e relazionale del bambino. In particolare, la relazione feconda fra generazioni può fornire un rapporto “vitale” con il passato. Sotto questo aspetto l’anziano rappresenta una sorta di deposito vivente della storia di ieri, il custode di una memoria collettiva che rischia di perdersi per strada, in un contesto culturale in cui il nuovo è spesso privilegiato, senza tenere debitamente conto che il nuovo è possibile grazie all’esistenza del vecchio. Il contatto fra bambini ed anziani diviene, dunque, un ponte necessario tra passato e futuro. Se questo “ponte” viene meno, le nuove generazioni rischiano di essere contemporaneamente private del loro passato e del loro futuro (Campanini, 1992).

Obiettivi

Il lavoro si propone le seguenti finalità:

Il progetto si pone come obiettivo un attento e articolato lavoro sulla memoria, intesa quest’ultima non solo come semplice e sterile riemergere di ricordi, ma anche come momento per promuovere un ruolo attivo dell’anziano nella società. Nello specifico, questo si concretizza nel reinvestire i ricordi e le storie emerse, utilizzandoli come strumento per mostrare e descrivere, ai bambini di oggi, il passato e la vita di luoghi e di spazi, che definiscono la loro città. Vi è, quindi, la volontà di promuovere ed osservare l’incontro fecondo tra anziani e ragazzi, questo anche per rafforzare l’identità culturale e personale dei ragazzi, che riteniamo non possa prescindere dall’identità territoriale costituita dai ricordi e dalle esperienze degli anziani.

Metodologie

Il progetto si ripropone di eseguire delle attività di recupero della memoria e di racconto di storie; quest’ultime legate ad tematiche precedentemente definiti (la guerra, il lavoro, le tradizioni sociali..) e su tali argomenti verranno proposte

Tempi e Destinatari

Il progetto prevede tre incontri mensili per una durata totale da definire (si consiglia però almeno un’esperienza semestrale). Ogni incontro, a cui parteciperà un gruppo misto di sei o sette anziani, potrebbe articolarsi durante la fascia pomeridiana ed avere una durata tra le due/tre ore con una pausa centrale. Due degli incontri mensili sono rivolti esclusivamente agli anziani, mentre uno soltanto è dedicato al confronto tra generazioni.